Fonte: Superando – 

Saturazione strutturale, attese fino a sei mesi nella cronicità e un Paese quasi sempre impreparato alla dimissione: non sono certo confortanti i dati emersi da un’indagine svolta dall’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna)  su diciassette Unità Spinali italiane, presenti in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto, indagine presentata recentemente al meeting RehabEvolution 2026 di Bologna, evento organizzato dallo stesso Istituto Montecatone.

Entrando nel dettaglio dei dati raccolti dall’indagine, va innanzitutto sottolineato che il 73,3% delle Unità Spinali lavora con un tasso di occupazione superiore al 95%.
Per quanto poi riguarda i tempi di attesa, in acuto, l’80% dei centri ricovera entro un mese, mentre nella cronicità nessuno raggiunge quella soglia: il 60% dei pazienti, infatti, attende tra uno e tre mesi, il 33,3% tra tre e sei. «Si tratta di un’attesa – sottolineano da Montecatone – che ha conseguenze cliniche dirette, perché nella lesione midollare la cronicità non equivale a stabilità: le complicanze più frequenti, infatti (lesioni da pressione, problematiche neuro-urologiche, spasticità), precipitano rapidamente se non intercettate».

Rispetto poi al tema della dimissione, tutti i centri segnalano un rientro domiciliare superiore al 50% dei pazienti, sia in post-acuto che in cronicità, ma è proprio a casa che il sistema mostra le lacune più profonde: l’86,7% delle strutture, infatti, segnala barriere architettoniche come primo ostacolo, il 60% cita problemi socioeconomici della famiglia, il 33,3% la mancanza di caregiver adeguati e la scarsa integrazione tra ospedale e territorio.
A rendere quindi il quadro ulteriormente critico, vi sono i dati sul monitoraggio digitale, secondo cui il 53,3% dei centri è privo di qualsiasi sistema informatizzato di follow-up per i pazienti cronici e solo il 13,3% dispone di uno strumento integrato con i servizi territoriali. Inoltre, protocolli condivisi a livello regionale esistono in appena il 26,7% dei casi.

«In Italia – ricordano da Montecatone – il numero delle persone con lesione midollare che vivono al domicilio è stimato tra le 80.000 e 100.000; non esiste infatti un dato ufficiale univoco, ma si tratta di stime elaborate dalle stesse strutture sanitarie che seguono pazienti con questa specifica patologia. Ogni anno, inoltre, si registrano circa 2.500-3.000 nuovi casi di mielolesione. A fronte di questi numeri, la rete delle Unità Spinali italiane interpellate dispone complessivamente di circa 400 posti letto, un dato che evidenzia la forte pressione su questi presìdi altamente specializzati. La valutazione complessiva dell’offerta assistenziale regionale rispecchia lo scenario generale, con l’86,7% dei centri che la giudica “solo parzialmente adeguata”».
«La fase più critica della lesione midollare – si conclude – non è più soltanto quella acuta. La vera sfida, infatti, è la transizione verso la cronicità e la gestione a lungo termine nel territorio. E la risposta non può essere solo clinica, ma dev’essere anche organizzativa». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: media@montecatone.com